Società Scientifica nazionale dei docenti di Progettazione Architettonica  -  Icar 14-15-16

Il ricordo di Vittorio Gregotti

La Società Scientifica ProArch, ricordando il suo contributo, piange la scomparsa dell’architetto e docente Vittorio Gregotti, avvenuta domenica 15 marzo 2020.

Con la morte di Vittorio Gregotti si chiude, definitivamente, una stagione lunga, partecipata, intensa e fertile per l’architettura italiana, ma un’altra si aprirà, se sul suo lascito si vorrà continuare a riflettere. Gregotti è stato tra gli autori, che hanno contribuito all’affermazione dell’italofilia, l’irresistibile fascinazione, che la cultura architettonica internazionale ha provato per i libri, le riviste e i progetti prodotti da una nutrita avanguardia di architetti italiani, tra la seconda metà degli anni ’60 e gli anni ’70 del secolo scorso.

L’anno cruciale nella biografia intellettuale di Gregotti è stato probabilmente il 1966, quando ha pubblicato “Il territorio dell’architettura”, un libro destinato a rappresentare una svolta per tutti gli architetti che, da allora, si sono confrontati, attraverso gli strumenti del progetto, con la scala assunta dai processi che stavano trasformando l’habitat umano. Con questo stesso titolo, nel 2017, si è inaugurata al PAC di Milano la mostra, curata da Guido Morpurgo, che ha ripercorso l’attività di Gregotti e dei suoi associati a partire dal 1953.

In un saggio pubblicato nel catalogo di quella mostra Rafael Moneo, ha riconosciuto come l’imponente tragitto teorico e pratico dell’architettura di Gregotti possa essere considerato come un fascio fibroso, che mette costantemente in relazione la stagione dei maestri del Moderno – Ernesto Nathan Rogers era stato il suo – con le ricerche di autori contemporanei.

La persistenza del messaggio culturale di Gregotti si deve probabilmente al suo “istinto critico”, ovvero la capacità di alimentare una formidabile curiosità intellettuale verso molti campi del sapere – la filosofia, l’arte, la musica – e di ritornare poi, con rinnovata energia, a misurarsi con i problemi che l’organizzazione dello spazio abitato pone all’architettura.

Questa inesauribile capacità di formulare le domande ed elaborare le risposte, che alimentano il progetto d’architettura, è certamente l’opera più importante di Gregotti, quella che gli ha permesso di riunire intorno a sé una foltissima schiera di colleghi, allievi, collaboratori, in Italia e nel mondo, che ora lo piange, ma che presto dovrà tornare sulla sua lezione per ridare senso alla parola costruire.

Il Consiglio Direttivo ProArch